LIVE Vanoli: "Lazaro non ci sarà col Verona. La coperta è sempre un po' corta. Essere dove siamo dopo le difficoltà è motivo d'orgoglio"

LIVE Vanoli: "Lazaro non ci sarà col Verona. La coperta è sempre un po' corta. Essere dove siamo dopo le difficoltà è motivo d'orgoglio"
Paolo Vanoli
© foto di Elena Rossin
Ieri alle 12:25Primo Piano
di Elena Rossin
fonte Dall'inviata alla conferenza stampa Elena Rossin

Il Torino torna a giocare davanti al suo pubblico, l’ultima volta fu contro l’Empoli prima della sosta per gli impegni delle Nazionali, e vuole provare a inanellare il terzo successo consecutivo dopo quelli con i toscani e il Milan.
L’allenatore del Torino, Paolo Vanoli, fra poco in conferenza stampa presenterà la partita con la Hellas Verona

Altra settimana corta, come sono andati gli allenamenti, come sta la squadra?
“Bene, si hai detto bene, settimana corta.  Tutto bene, tranne Lazaro che domani non ce l'avremo perché ha risentito un pochettino durante la partita con la Lazio del sovraccarico che avuto al polpaccio. In questa settimana l'abbiamo gestito e vedremo in prospettiva futura come gestirlo. Per il resto tutti hanno recuperato e stanno tutti bene. La bella notizia è avere la presenza di Zapata e di Schuurs insieme a noi, finalmente è bello rivederli con noi”.

Il Toro ha vinto tre degli ultimi quattro incontri casalinghi, t anti quanti negli precedenti quattordici. Lo stato Grande Torino potrebbe essere determinante in una sfida difficile come quella contro il Verona?
“Ho detto che dobbiamo guardare partita per partita e lo ripeto all'infinito che con i ragazzi ci siamo detti che sono tutte finali. Domani sarà una finale importante. È bello perché il pubblico questo lo sta sentendo: è l'unione tra squadra e pubblico porta sempre cose speciali. Domani dovremo tirare fuori qualche cosa in più anche perché la nostra gente per l'ennesima volta ci sta dimostrando un grandissimo affetto. E quindi noi dovremo spingere al cento per cento”.

Parlando dell'avversario, il Verona è il secondo per la duelli aerei in Serie A. Questo potrebbe essere uno snodo importante all'interno del match?
“Questo significa che è una squadra strutturata, fisica e che ha un gioco diretto. Quindi dovremo essere bravi nei duelli perché il Verona è molto concreto e compatto, si sa difendere bene. Soprattutto sappiamo benissimo qual è il loro obiettivo per cui dovremo fare una partita molto attenta e a volte avere anche pazienza perché è una squadra capace di difendere bene e sa anche ripartire forte. Più che i duelli aerei l’aspetto è la seconda palla che diventerà importante”.

Domanda secca: dopo il gol alla Lazio, Gineitis si è guadagnato per domani una maglia da titolare?
“Ti rispondo seccamente: tutti si devono guadagnare un posto qui. Ginetis sta facendo molto bene e sicuramente le sue prestazioni mettono in difficoltà l'allenatore ed è quello che ho sempre cercato. Ho sempre detto che nella mia rosa tutti devono avere la qualità di voler essere titolari”.

Con il consueto assetto 4-2-3-1 Elmas gioca a sinistra, ma con la Lazio quando siete passati al 4-2-4 lo ha spostato a destra. Senza Lazaro qualche cambiamento è scontato, ma Elmas era stato spostato a destra perché dovevate recuperare ed erano  entrati Gineitis, Karamoh e Sanabria al posto di Casadei, Walukiewicz e Vlasic ed era arretrato Lazaro in difesa oppure può essere un’altra soluzione?
“Domanda un po’ complessa. Questo, secondo me, è il calcio moderno e la fortuna di avere giocatori duttili. Perché ho spostato Elmas a destra? Nel corso della partita stava facendo un po’ fatica a incidere. Quando studi le partite capisci quali sono i giocatori più pericolosi sotto certi punti di vista. E vedevo che stava facendo fatica a trovare lo spazio, la giocata, la fiammata. Sono convinto che Karamoh a sinistra sia il suo ruolo naturale. Mi ricordo che la partita in casa avevo tenuto Elmas a sinistra e Karamoh a destra, però Karamoh a destra a volte non riesce a incidere come a sinistra.  Invece Elmas, secondo me, ha le capacità anche spostato dalla parte opposta e infatti Baroni appena l’ho spostato, se non sbaglio, ha messo dentro Pellegrini. Questo è quello che stavo cercando. Poi dopo ho abbassato Lazaro perché in quel momento dovevo recuperare e Valentino mi dà molta più tecnica e qualità in uscita rispetto a Waluchiewicz, che è un po' più difensore centrale, e a Pedersen, che è un po' più uno di corsa capace di attaccare lo spazio. Mettendo più giocatori offensivi avevo bisogno di un po' più di palleggio dietro cosa che Lazaro mi assicurava. Questa è la forza che sta uscendo da questa squadra e da questi giocatori e l'altra fortuna, come ho sempre detto, è avere due punte che possono giocare una per l'altra, possono giocare insieme e l'hanno dimostrato”. 

Lazaro rischia uno stop più lungo di una sol partita? Con l’Empoli  l’ultima volta che non c’è stato lei aveva cambiato due o tre volte l’assetto. Quale giocatore può sostituirlo?
“Devo dire che non sappiamo l'entità dell’infortunio. E’ un ragazzo che voleva già esserci questa domenica e per me è un risultato molto importante quando un giocatore a tutti i costi dà qualcosa in più come l'ha dato lunedì. Se vi ricordate in settimana si era fermato sempre a causa di quel polpaccio e ha voluto giocare e forse … La soglia del dolore di ogni giocatore è diversa, lui ce l'ha alta quindi ha potuto tranquillamente fare la partita però non mi chiudo uno spazio temporale ampio, vedremo di giorno in giorno.
Sapete benissimo per gli equilibri del nuovo sistema di gioco quanto sia importante Lazaro perché a destra non abbiamo un giocatore che ci dà lo stesso tipo di equilibrio perché lui lo fa molto bene. E’ normale come avevamo dei piccoli problemi quando eravamo a tre li abbiamo anche adesso. La coperta è un po' corta sotto tutti gli aspetti, però penso che ci possano essere anche per questo un piano B e uno C: ci possono essere delle soluzioni”.

Nelle ultime partite ha sempre motivato la squadra che oggettivamente non ha ambizioni di classifica e allo stesso tempo ha spiegato quanto sia importante mostrare certe qualità in prospettiva per il prossimo anno. Come sta  procedendo ii casting? C'è qualcuno che può dare ancora qualcosa di più?
“Intanto non penso al futuro, il mio futuro è domani perché per noi è una partita importante soprattutto perché il pubblico sta rispondendo in maniera incredibile, Le nostre motivazioni, l'ho detto, a volte non sono solo la classifica, ma sono motivazioni personali. La motivazione è non tradire mai il nostro pubblico e il nostro pubblico quest'anno non l'ha mai fatto. Se uno vuole le motivazioni le trova sempre e io le ho di qui fino alla fine. Poi non ho nessun casting da fare:  abbiamo detto che sono delle finali e ho detto che c'è la possibilità per tutti di dimostrare il proprio valore. E dopo vedremo dove arriveremo e cosa fare. Vedremo quale sarà la prospettiva, però la mia prospettiva è il presente, il mio futuro è domani”.

Con l'Empoli quando mancava Lazaro l’esperimento con Geneitis non l’ha soddisfatta del tutto quindi  non rivedremo  quest’esperimento?
“No, no, no, ripeto, ci può essere la soluzione fatta nel finale con la Lazio anche partendo dall'inizio. Ci può essere ancora l'opzione di Geneitis perché è forse l'unico giocatore che abbia gamba, anzi è ancora meglio di Lazaro, nonostante abbia gamba è un giocatore che ha dimostrato grande sacrificio anche a piede invertito. Quindi ci devo pensare sicuramente. Tutto questo dipende sempre dalla disponibilità del giocatore, quando un giocatore mi viene a dire che farebbe anche il portiere io sono tranquillo. Milinkovic mi ha chiesto di giocare lì, ma non posso fare questo”.

Conoscendolo ci giocherebbe.
“Si, ma resisterebbe due minuti sulla fascia”.

Come ha visto Schuurs e Zapata?
“Tanto non è come ho visto loro, ma quanto è stato bello rivederli con noi: questo oggi è il passo più bello. Fanno sempre parte del Torino, sono due giocatori importanti e penso che anche per loro ritornare al Filadelfia e respirare un pochettino l'aria stando vicino ai propri faccia bene a loro. Con calma, senza mettere pressione a nessuno, mi raccomando. Sono rientrati, ma la strada è … Il processo è ancora da completare quindi lasciamoli tranquilli e sereni. Però vederli con noi ogni giorno almeno posso ridere e scherzare con loro. Ieri ho fatto una battuta a Perr e gli ho detto se oggi voleva venire con me in conferenza, però mi ha detto: “Mister un attimino che mi dovevo preparare””.

Come è riuscito a cambiare la mentalità della squadra rispetto ai mesi di crisi?
“Con il lavoro. A volte non bastano solo le qualità tecniche per diventare una squadra importante, ma il sacrificio e il lavoro vengono sempre ripagati. E’ un po' la mia carriera, la mia gavetta da allenatore. Questa è stata una mia prerogativa in tutte le squadre dove sono stato e lo sarà anche dove andrò. Credo molto nel lavoro e nei sacrifici. Quando vi ho detto che se non capisci cosa sia la fatica durante l'allenamento non la puoi capire in partita per cui  quando ti capita in partita non sai reagire. Penso che questa reazione, che a volte può andar bene altre male, non la lego a un risultato bensì a una reazione, che può avvenire perché hai cambiato modulo o perché hai giocatori più offensivi, può venire attraverso tante situazioni. Però la situazione principale è che tutti siamo coinvolti, tutti vogliamo dare una mano al compagno, tutti vogliamo credere in qualche cosa e questo è quello che ti fa reagire. Lo stesso deve succedere in allenamento, lo ho sempre detto. Penso che la reazione che abbiamo avuto a Roma è perché ho sempre creduto nella rosa dei giocatori.  Sapete quanto ho difeso a spada tratta, e continuerò a farla fino alla fine, Karamoh e quando mi sono un pochettino arrabbiato con la gente perché nell’ultima partita in casa con l'Empoli che rumoreggiava perché aveva sbagliato due passaggi. Karamoh è stato un esempio importante nel nostro momento di difficoltà perché con lui avevamo una punta che attaccava la profondità e quanto è stato importante anche domenica quando è entrato e ha dato una grandissima palla a Biraghi. Tanti giocatori sono stati determinanti, Gineitis, facciamo un esempio, non lo state scrivendo, ma anche Dembélé è cresciuto seppur abbia poco spazio. Ho detto ai ragazzi che a volte in un campionato basta poco per cambiare l'inerzia di una situazione e sono convinto che poi è tutto un vantaggio per la squadra però anche personale per come ci si comporta. La stessa cosa vale per Sanabria, per noi è importante e lo sta dimostrando in Nazionale e pure con noi perché anche lui lunedì è entrato veramente bene. Chi è stato un giocatore sa che non è sempre facile entrare dalla panchina, essere presente e incidere, però bisogna provarci”.

A Zapata e Schuurs seguendo il suo consiglio non bisogna mettere pressione, ma spera che possano essere a disposizione per il ritiro estivo?
“E un sogno e lo spero e il lavoro è improntato a questo. Bisogna vedere passo per passo tutte queste situazioni. Quando capitano questi tipo di infortuni non puoi pensare tra tre mesi. Facciamo l'ipotesi, e su questo bisogna essere chiari, ma se li avrò in ritiro è normale che avendo avuto dei traumi e bisogna permettere loro di stare con la squadra per trovare un nuovo equilibrio. Magari li avrò, ma avranno bisogno di tempo per ritrovare la condizione, il ritmo e le situazioni di gioco. Quindi un conto è averli a disposizione in rosa e un altro averli a disposizioni pronti per essere determinanti nel gioco, ma questo avviene per tutti gli infortunati”.

Comprensibilissimo tanto più che Schuurs è fuori da un anno e mezzo e Zapata ha una certa età e delicatezza muscolare. Però avere la speranza e la prospettiva di averli con voi in ritiro è importante?
“Lavoriamo per questo”.

Poi potranno essere titolari un mese dopo, due mesi o una settimana.
“Me lo auguro per me, in primis, perché sono un giocatori forti, ma lo auguro anche a loro”.

Abbiamo colto tanto orgoglio nel tuo modo di essere e nel modo di parlare relativo a ciò che sta emergendo. Pur conoscendo quanto ha fatto in passato a Mosca, con il Venezia e con le giovanili dell’Italia, però questa è la stagione più difficile, ma anche, tra virgolette, la più vincente della sua carriera?
“Spero che ce ne siano altre difficili e spero di poter arrivare a qualcosa di più importante. E' quello che voglio sempre dai miei giocatori: nelle difficoltà tenere sempre la testa alta, sapere che il lavoro alla fine porta a gioire. Non è solo per me, ma anche per i miei giocatori essere arrivati oggi in questa situazione, avendo passato un momento così difficile, sia motivo di orgoglio e dobbiamo continuare così fino alla fine a dimostrare. Tutte le annate servono a fare esperienza. Il brutto dell'esperienza è che ogni anno c’è un anno in più, quindi tutto passa velocemente. Tutto quello che ho fatto mi ha sempre regalato qualcosa d’importante, che non è solo il risultato, ma è proprio quello che ho fatto. Ci tengo a dire una cosa, non è solo merito all'allenatore, ma anche dello staff perché penso che lo staff per un allenatore sia importante. Uscire dalle situazioni e tutto quello che abbiamo fatto si ricollega al concetto di unire per arrivare a uscire dalle situazioni più difficili e per poi provare a sognare. Comunque non penso di fare un lavoro che in prospettiva futura non mi causerà altri problemi. Per questo ho imparato sempre a tenere i piedi per terra e a fare tesoro di tutte le esperienze che mi sono capitate, perché tutte le esperienze che ho avuto mi aiutano a affrontare in prospettiva il futuro”.

Per questo non vuole parlare del futuro?
“No, no. Per me il futuro è Verona e dopo vediamo. Concentriamoci con i ragazzi su domani perché sarà non solo una partita difficile, ma inizia a cambiare anche il tempo, ci sono venti gradi e dobbiamo saper reagire anche a questo. Sembra una cosa facile, ma è difficile e dobbiamo essere tutti pronti e preparati. Quando parlo di sacrificio, quando ci sono i primi caldi bisogna essere bravi a sapere soffrire in determinate situazioni. Il Verona è una squadra che sicuramente ci farà soffrire e dovremo essere sempre lucidi con la testa e, come ho sempre detto, stare in partita”.